Torino, al Valdese il nuovo Centro per la fecondazione assistita

Di seguito l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera sul Centro PMA:

http://torino.corriere.it/foto-gallery/cronaca/18_marzo_08/torino-valdese-nuovo-centro-la-fecondazione-assistita-a9a33382-22d7-11e8-a740-dc76cebf8197.shtml

Infertilità maschile, la prima causa è l’inquinamento

È  l’inquinamento la prima causa di infertilità negli uomini. Secondo i dati in possesso dei ricercatori, il numero degli spermatozoi presenti nel liquido seminale negli ultimi 30 anni, si è dimezzato: questo pericoloso trend, «destinato a peggiorare ulteriormente», è nel 60% dei casi causato dall’esposizione ad agenti inquinanti, soprattutto alle polveri sottili.

Delle cause dell’infertilità si parlerà al primo congresso nazionale sulla procreazione medicalmente assistita, in programma il 23 e 24 febbraioprossimi a Firenze. A minacciare la fertilità maschile anche l’esposizione a fonti di calore o radiazioni: a questo riguardo, le professioni più a rischio sono quella dell’operaio e del cuoco.

Tra le cause di infertilità femminile, l’abuso o un uso poco attento di alcuni farmaci, come l’ibuprofene. Ma ci sono anche elementi di tossicità, che interessano entrambi i sessi: ad esempio negli alimenti o nelle bevande possono essere presenti sostanze altrettanto dannose, a partire dalla stessa plastica che quotidianamente viene usata nel confezionamento.

La plastica delle bottiglie di acqua minerale, ad esempio, se lasciata al sole nei magazzini, rilascia sostanze che sono a base di estrogeni sintetici, minacciando quindi la fertilità maschile. Ci sono poi altri fattori già conosciuti, come fumo e alcol. «Alcuni ambienti particolarmente sottoposti a inquinanti, come l’area di Pescia (Pistoia), dove sono presenti strutture che fanno uso di concimi e fertilizzanti, possono mettere a rischio la fertilità maschile», spiega il professor Luca Mencaglia, medico specialista in ginecologia e ostetricia e direttore dell’unità operativa complessa centro Pma dell’Asl Sud-Est Toscana – Qui è stato riscontrato che gli uomini hanno seri problemi legati alla fertilità«. Attenzione poi all’alimentazione: la dieta mediterranea, se bilanciata e associata alle tecniche di concepimento assistito, può aumentare le possibilità di avere una gravidanza.

La Nazione – 19 /02/2018

Fecondazione. Donne infertili, una cura oltre la provetta

La ‘cura’ della fertilità passa ancora una volta dalla provetta. Così, almeno, si vuol far credere. Come riporta la rivista scientifica Molecular Human Reproduction, l’équipe guidata da Evelyn Telfer dell’Università di Edimburgo ha ottenuto per la prima volta la maturazione in vitro di ovociti umani estratti da tessuto ovarico. Gli ovociti immaturi estratti sono stati coltivati attraverso un mix di sostanze con la prospettiva che in futuro possano essere utili per la fecondazione (in vitro).

Il punto di domanda però è se gli ovociti maturati in provetta siano del tutto sani. Ma il solo modo per verificarlo sarebbe fecondarli per vedere ‘cosa nasce’, pratica evidentemente inaccettabile. «Tanto più si porta a creare la vita con tecniche artificiali – avverte Alberto Gambino,presidente dell’associazione Scienza & Vita – tanto più sullo sfondo non c’è un vero intento procreativo ma di sperimentazione ». Da non sottovalutare poi il rischio che «con questa manipolazione si perde sempre di più l’origine genetica del bambino che dovrebbe nascere».

Secondo i dati raccolti dal Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita, nel 2015 l’infertilità femminile si attestava al 37,1 per cento, quella maschile al 29,3, l’infertilità di coppia al 17,6, quella idiopatica (di origine ignota) al 15,1, quella dovuta a un fattore genetico allo 0,9. Il ricorso alla provetta ha interessato 74.292 coppie, trattate con tecniche di Procreazione medicalmente assistita (Pma) di primo, secondo e terzo livello; i cicli di trattamento iniziati sono stati 95.110 ma solo 16.857 le gravidanze ottenute.

Eppure, i problemi legati alla fertilità femminile spesso potrebbero essere risolti in modo definitivo attraverso un percorso diagnostico e terapeutico multidisciplinare. «Gli studi di fisiopatologia della riproduzione – rimarcaAlfredo Pontecorvi, direttore dell’Istituto scientifico internazionale Paolo VI del Policlinico Gemelli di Roma – negli ultimi anni si sono rivolti esclusivamente alla comprensione di patologie che indirettamente potevano causare sterilità», come per esempio per la policistosi ovarica o l’endometriosi, «ma con interessi molto ‘miopi’, finalizzati unicamente al maggior recupero di ovociti da fertilizzare o a creare i migliori presupposti per il transfer degli embrioni».

L’approccio seguito dal team dell’Isi dimostra invece che altre strade sono possibili. «Abbiamo sperimentato nuo- ve strategie terapeutiche per la cura dell’endometriosi – racconta Pontecorvi –. Mediante metodiche di proteomica ad alta risoluzione abbiamo definito la composizione proteica del muco cervicale nelle diverse fasi del ciclo mestruale in condizioni fisiologiche e di sterilità. Stiamo identificando marcatori per la diagnosi precoce dell’endometriosi associata a infertilità. Inoltre gli studi sull’endometrio di donne infertili hanno aperto la strada per terapie innovative per l’abortività ripetuta».

I risultati conseguiti in questi anni sono stati notevoli: «In un campione di mille coppie sottoposte a trattamenti di tipo medico-farmacologico o chirurgico si è ottenuto un tasso di gravidanza del 40 per cento. Un dato decisamente superiore al 18 per cento ottenuto attraverso le tecniche di fecondazione in vitro».

L’approccio multidisciplinare, dunque, può risolvere alla radice il problema dell’infertilità. Il ricorso alle tecniche di Pma appare così come la scorciatoia più comoda. «Al giorno d’oggi – rimarca Cleonice Battista,ginecologa del Campus Bio-Medico di Roma – c’è una certa facilità anche da parte del ginecologo a ricorrere alla Pma, perché è più semplice. Se si propone una laparoscopia, un intervento chirurgico, oppure in alternativa si suggerisce di provare direttamente con la Pma la donna preferisce la tecnica artificiale. E invece bisogna approfondire l’aspetto endocrinologico, studiare l’ingranaggio che porta alla fecondazione. Tutto questo studio richiede più tempo. Ecco perché occorre educare e sensibilizzare i giovani sull’importanza della fertilità». Che va preservata, visto che è fortemente correlata all’età. Il declino della fertilità femminile, infatti, dipende dalla riduzione irreversibile di quantità e qualità degli ovociti presenti nelle ovaie. La fecondità, cioè la possibilità di concepire per ciclo mestruale, come sottolinea l’Istituto superiore di sanità,«subisce un primo calo significativo, anche se graduale, già intorno ai 32 anni, e un secondo più rapido declino dopo i 37 anni, il che riflette una diminuzione della qualità degli ovociti e un aumento dei livelli sanguigni dell’ormone follicolo stimolante-Fsh».

Eppure si tratta di un aspetto che le coppie tendono a sottovalutare, se non addirittura a ignorare. «L’80 per cento delle donne che si rivolge a noi ha più di 37 anni – sottolinea Luca Mencaglia, direttore dell’Unità operativa complessa Centro Pma Usl sud-est Toscana –. L’infertilità delle donne è spesso dovuta alla scarsità della riserva ovarica. Già a 30 anni il patrimonio follicolare di una donna è ridotto di oltre il 50 per cento; a 35 anni rimane solo il 20 per cento; a 40 si riduce al 5 per cento. È una situazione per la quale non abbiamo armi che possano invertire la situazione, neanche con la Pma. Quando vengono da noi moltissime donne rimangono deluse dal fatto di non essere più in grado di avere figli. Noi non possiamo fare nulla. Non abbiamo la bacchetta magica».

L’Avvenire – 15/02/2018

Inquinamento è la prima causa dell’infertilità maschile

E’ l’inquinamento la prima causa di infertilità negli uomini. Secondo i dati in possesso dei ricercatori, il numero degli spermatozoi presenti nel liquido seminale negli ultimi 30 anni, si è dimezzato: questo pericoloso trend, “destinato a peggiorare ulteriormente”, è nel 60% dei casi causato dall’esposizione ad agenti inquinanti, soprattutto alle polveri sottili. Delle cause dell’infertilità si parlerà al primo congresso nazionale sulla procreazione medicalmente assistita, in programma il 23 e 24 febbraio prossimi a Firenze.

A minacciare la fertilità maschile anche l’esposizione a fonti di calore o radiazioni: a questo riguardo, le professioni più a rischio sono quella dell’operaio e del cuoco. Tra le cause di infertilità femminile, l’abuso o un uso poco attento di alcuni farmaci, come l’ibuprofene. Ma ci sono anche elementi di tossicità, che interessano entrambi medical marijuana doctors i sessi: ad esempio negli alimenti o nelle bevande possono essere presenti sostanze altrettanto dannose, a partire dalla stessa plastica che quotidianamente viene usata nel confezionamento. La plastica delle bottiglie di acqua minerale, ad esempio, se lasciata al sole nei magazzini, rilascia sostanze che sono a base di estrogeni sintetici, minacciando quindi la fertilità maschile.
Ci sono poi altri fattori già conosciuti, come fumo e alcol.

“Alcuni ambienti particolarmente sottoposti a inquinanti, come l’area di Pescia (Pistoia), dove sono presenti strutture che fanno uso di concimi e fertilizzanti, possono mettere a rischio la fertilità maschile”, spiega il professor Luca Mencaglia, medico specialista in ginecologia e ostetricia e direttore dell’unità operativa complessa centro Pma dell’Asl Sud-Est Toscana – Qui è stato riscontrato che gli uomini hanno seri problemi legati alla fertilità”. Attenzione poi all’alimentazione: la dieta mediterranea, se bilanciata e associata alle tecniche di concepimento assistito, può aumentare le possibilità di avere una gravidanza.

ANSA Benessere – 19/02/2018

Infertilità femminile, a 40 anni la probabilità di gravidanza scende al 5%

Calo di nascite da record: è quanto rileva l’Istat nel suo bilancio demografico 2017. La popolazione residente al 1 gennaio 2018 scende a 60 milioni 494mila, segnando una diminuzione di centomila persone (-1,6 per mille) rispetto all’anno precedente. E’ nuovo minimo storico per le nascite, che hanno toccato il picco del -2% rispetto al 2016 con solo 464mila nuovi nati. Sempre più spesso, però l’assenza di gravidanze non è una scelta, ma una conseguenza. Se ne parlerà durante 1° Congresso Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita il 23-24 febbraio presso la Leopolda di Firenze organizzato dal Prof. Luca Mencaglia, Medico Specialista in Ginecologia e Ostetricia e Direttore Unità Operativa Complessa Centro PMA USL sud-est Toscana. Tra i focus in programma, le regole italiane ed europee per la donazione di gameti e la diagnosi genetica preimpianto.

“Nel 2050 avremo l’86% di popolazione ultra 80enne, e quindi non attiva da un punto di vista lavorativo. Con conseguenze pericolose anche sul nostro welfare”, sottolinea il Prof. Luca Mencaglia , Direttore Unità Operativa Complessa Centro PMA USL sud-est Toscana.

“Alla base – spiega il Prof. Luca Mencaglia, Medico Specialista in Ginecologia e Ostetricia e Direttore Unità Operativa Complessa Centro PMA USL sud-est Toscana – vi sono soprattutto essay writers online problemi sociali, come la carriera o il bisogno di indipendenza, o magari economici, e quindi la donna tende a ritardare la data del primo concepimento. Si tratta di un problema gravissimo, perché sappiamo che già a 30 anni il patrimonio follicolare di una donna è ridotto di oltre il 50%; a 35 anni rimane solo il 20%; a 40 si riduce al 5%.”

In fatto di infertilità, non esiste un genere più colpito rispetto all’altro. Le cause più frequenti di infertilità sono divise al 50% tra il maschio e la femmina. Per quanto riguarda il primo, nella maggior parte delle volte la scarsa fertilità è una cosa congenita. Si nasce quindi con un’alterazione che porta ad una minor produzione di spermatozoi. Il 10% dell’infertilità maschile sono causate da testicolo ritenuto, vale a dire quando questo non scende dopo la nascita e rimane nell’addome. Poi ci sono una serie di concause, come stress, inquinamento e fumo, che possono essere cause dirette o secondarie.

PMA Italia è la prima organizzazione di centri nazionali pubblici e privati nel campo della procreazione medicalmente assistita, nata con l’obiettivo di contribuire alla lotta contro la sterilità umana, promuovendo studi e ricerche e valorizzando il rapporto con i pazienti: è la Fondazione di Partecipazione PMA Italia, Un progetto buy essay innovativo volto a trasformare lo scenario della medicina della riproduzione nel nostro Paese a beneficio sia degli operatori che dei pazienti. Scopo principale della fondazione è divenire l’interlocutore di riferimento per tutti i Centri di PMA sia per gli aspetti tecnici che per quelli scientifici.

ITALIA PAESE DI VECCHI – Nelle donne la maggior parte dei problemi è legata all’età. Nell’80% dei casi osservati di infertilità, è l’età a rendere complicata la fertilità. Generalmente dopo i 38 anni il rischio aumenta esponenzialmente. Ultime ricerche hanno stabilito che la data della prima gravidanza si è spostata, dal 1970 ad oggi, dai 22 ai 36 anni.

“Questo ha anche conseguenze – aggiunge il Prof. Mencaglia – sul tasso di rimpiazzo della nostra generazione. Noi per sostituire la nostra generazione ogni donna dovrebbe avere due figli (esattamente 2,1). In questo momento in Italia, invece, siamo a 1,3. Questo significa che nel 2050 avremo l’86% di popolazione oltre 80enne, e quindi non attiva da un punto di vista lavorativo. Con conseguenze pericolose anche sul nostro welfare. L’ingresso degli immigrati non cambia molto la situazione: all’inizio vengono con abitudini diverse, con un tasso di gravidanza più alto, ma dopo due anni si adeguano ai nostri tassi perché riscontrano le stesse difficoltà, se non addirittura maggiori”.

Una correlazione, quella con l’età, che è molto meno forte, invece, nell’uomo. “Basterebbe pensare al caso di Charlie Chaplin – spiega Mencaglia – sicuramente un 25enne è molto più fertile rispetto a un 60enne, ma non è così ingente come nella donna. Il problema quindi è molto minore nel maschio”.

Pharmastar – 20/02/2018

Fertilità, i due mestieri che non ti fanno avere figli: la scoperta terrificante sugli spermatozoi, chi è rovinato

A condizionare la fertilità maschile non ci sono solo fattori genetici o legati all’età, ma anche al lavoro che si è costretti a fare, allo stile di vita e in parte anche al luogo in cui si vive. Il tema sarà discusso al primo congresso nazionale sulla procreazione medicalmente assistita, in programma a Firenze il 23 e 24 febbraio.

Il confronto tra i ricercatori approfondirà i rischi che diversi uomini, e in parte le donne, corrono sul posto di lavoro, compromettendo la propria fertilità. Il primo dato allarmante riguarda tutti gli italiani, che negli ultimi 30 anni hanno visto dimezzare il numero di spermatozoi presente nel liquido seminale. Secondo le ricerche, nel 60% dei casi il calo è dovuto all’esposizione di agenti inquinanti. In particolare gli uomini sarebbero più soggetti agli effetti negativi delle polveri sottili, cioè le pm10.

A colpire le donne, invece, sono l’abuso di alcuni farmaci, come l’ibuprofene. Senza tralasciare la sempre maggiore presenza di residui di plastica negli alimenti, dovuta alle confezioni di cibi di uso quotidiano.

A danneggiare la fertilità, quindi, non ci sono solo fumo e alcol, ma altre sostanze, come sostiene il prof. Luca Mencaglia, ginecologo e direttore dell’Unità Operativa Complessa Centro PMA USL sud-est Toscana: “Alcuni ambienti particolarmente sottoposti a inquinanti, come l’area di Pescia, dove sono presenti strutture che fanno uso di concimi e fertilizzanti, possono mettere a rischio la fertilità maschile”.

Ci sono poi professioni più a rischio di altre, secondo il prof. Luca Gianaroli, direttore scientifico di Sismer: “Tra i lavoratori più esposti ci sono i cuochi, spesso a contatto con fonti di calore, ma anche tutti quegli operai che lavorano spesso presso le fonderie e quegli esposti a radiazioni”.

Libero Quotidiano – 20/02/2018

Donne infertili, una cura oltre la provetta

Avvenire – 15/02/2017

Italia, ‘allarme infertilità’ “Spesso è a causa dell’età”

Preoccupanti i dati del bilancio demografico 2017 dell’Istat: la popolazione residente nel nostro paese al 1 gennaio 2018 è scesa a 60 milioni 494 mila, un numero inferiore di 100 mila unità rispetto all’anno scorso. E’ il nuovo minimo storico per le nascite, che hanno toccato il picco del meno 2 per cento rispetto al 2016 con solo 464 mila nuovi nati. Sempre più spesso, però, l’assenza di gravidanze non è una scelta, ma una conseguenza: “alla base – spiega il professor Luca Mencaglia, specialista in ginecologia e ostetricia e direttore dell’Unità operativa complessa del centro procreazione medicalmente assistita (Pma) sud-est Toscana – vi sono soprattutto problemi sociali, come la carriera o il bisogno di indipendenza, o magari economici, e quindi la donna tende a ritardare la data del primo concepimento. Si tratta di un problema gravissimo, perché sappiamo che già a 30 anni il patrimonio follicolare di una donna è ridotto di oltre il 50 per cento; a 35 anni rimane solo il 20 per cento; a 40 si riduce al 5 per cento”.

Gli ultimi dati. In fatto di infertilità, non esiste un genere più colpito rispetto all’altro. Le cause più frequenti di infertilità sono divise al 50 per cento tra il maschio e la femmina. Per quanto riguarda il primo, nella maggior parte delle volte la scarsa fertilità è una cosa congenita. Si nasce quindi con un’alterazione che porta ad una minor produzione di spermatozoi. Il 10 per cento dell’infertilità maschile sono causate da testicolo ritenuto, vale a dire quando questo non scende dopo la nascita e rimane nell’addome. Poi ci sono una serie di concause, come stress, inquinamento e fumo, che possono essere cause dirette o secondarie.

Il 1° congresso nazionale sulla Pma. Il 23 e il 24 febbraio, presso la Leopolda a Firenze, si terrà il 1° congresso nazionale sulla Pma organizzato da Luca Mencaglia. Tra i focus in programma, le regole italiane ed europee per la donazione di gameti e la diagnosi genetica preimpianto. Pma Italia è la prima organizzazione di centri nazionali pubblici e privati nel campo della procreazione medicalmente assistita, nata con l’obiettivo di contribuire alla lotta contro la sterilità umana, promuovendo studi e ricerche e valorizzando il rapporto con i pazienti: è la Fondazione di partecipazione Pma Italia, un progetto innovativo volto a trasformare lo scenario della medicina della riproduzione nel nostro paese a beneficio sia degli operatori che dei pazienti. Scopo principale della fondazione è divenire l’interlocutore di riferimento per tutti i centri di Pma sia per gli aspetti tecnici che per quelli scientifici.

Italia paese di vecchi. Nelle donne la maggior parte dei problemi è legata all’età. Nell’80 per cento dei casi osservati di infertilità, è l’età a rendere complicata la fertilità. Generalmente dopo i 38 anni il rischio aumenta esponenzialmente. Ultime ricerche hanno stabilito che la data della prima gravidanza si è spostata, dal 1970 ad oggi, dai 22 ai 36 anni. “Questo ha anche conseguenze – aggiunge Mencaglia – sul tasso di rimpiazzo della nostra generazione. Per sostituire la nostra generazione ogni donna dovrebbe avere due figli (esattamente 2,1). In questo momento in Italia, invece, siamo a 1,3. Questo significa che nel 2050 avremo l’86 per cento di popolazione oltre 80enne, e quindi non attiva da un punto di vista lavorativo. Con conseguenze pericolose anche sul nostro welfare. L’ingresso degli immigrati non cambia molto la situazione: all’inizio vengono con abitudini diverse, con un tasso di gravidanza più alto, ma dopo due anni si adeguano ai nostri tassi perché riscontrano le stesse difficoltà, se non addirittura maggiori”. Una correlazione, quella con l’età, che è molto meno forte, invece, nell’uomo. “Basterebbe pensare al caso di Charlie Chaplin – spiega Mencaglia – sicuramente un 25enne è molto più fertile rispetto a un 60enne, ma non è così ingente come nella donna. Il problema quindi è molto minore nel maschio”.

MATILDE SCUDERI

Libero Quotidiano – 12/02/2018

Infertilità, in 4 donne su 5 è colpa dell’età: a 40 anni possibilità ridotte al 5%

ROMA – Calo di nascite da record: è quanto rileva l’Istat nel suo bilancio demografico 2017. La popolazione residente al 1 gennaio 2018 scende a 60 milioni 494mila, segnando una diminuzione di centomila persone (-1,6 per mille) rispetto all’anno precedente. E’ nuovo minimo storico per le nascite, che hanno toccato il picco del -2% rispetto al 2016 con solo 464mila nuovi nati.

Sempre più spesso, però l’assenza di gravidanze non è una scelta, ma una conseguenza. “Alla base- spiega Luca Mencaglia, medico specialista in Ginecologia e ostetricia e direttore Unità operativa complessa Centro Pma Usl sud-est Toscana– vi sono soprattutto problemi sociali, come la carriera o il bisogno di indipendenza, o magari economici, e quindi la donna tende a ritardare la data del primo concepimento. Si tratta di un problema gravissimo, perché sappiamo che già a 30 anni il patrimonio follicolare di una donna è ridotto di oltre il 50%; a 35 anni rimane solo il 20%; a 40 si riduce al 5%”.

GLI ULTIMI DATI

In fatto di infertilità, non esiste un genere più colpito rispetto all’altro. Le cause più frequenti di infertilità sono divise al 50% tra il maschio e la femmina. Per quanto riguarda il primo, nella maggior parte delle volte la scarsa fertilità è una cosa congenita. Si nasce quindi con un’alterazione che porta ad una minor produzione di spermatozoi. Il 10% dell’infertilità maschile sono causate da testicolo ritenuto, vale a dire quando questo non scende dopo la nascita e rimane nell’addome. Poi ci sono una serie di concause, come stress, inquinamento e fumo, che possono essere cause dirette o secondarie.

IL PRIMO CONGRESSO NAZIONALE SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Il 23 e il 24 febbraio, presso la Leopolda a Firenze, si terrà il 1° Congresso nazionale sulla Procreazione medicalmente assistita, organizzato da Luca Mencaglia. Tra i focus in programma, le regole italiane ed europee per la donazione di gameti e la diagnosi genetica preimpianto.

Pma Italia è la prima organizzazione di centri nazionali pubblici e privati nel campo della procreazione medicalmente assistita, nata con l’obiettivo di contribuire alla lotta contro la sterilità umana, promuovendo studi e ricerche e valorizzando il rapporto con i pazienti: è la Fondazione di Partecipazione Pma Italia, un progetto innovativo volto a trasformare lo scenario della medicina della riproduzione nel nostro Paese a beneficio sia degli operatori che dei pazienti.

Scopo principale della fondazione è divenire l’interlocutore di riferimento per tutti i Centri di Pma sia per gli aspetti tecnici che per quelli scientifici.

ITALIA PAESE DI VECCHI

Nelle donne la maggior parte dei problemi è legata all’età. Nell’80% dei casi osservati di infertilità, è l’età a rendere complicata la fertilità. Generalmente dopo i 38 anni il rischio aumenta esponenzialmente. Ultime ricerche hanno stabilito che la data della prima gravidanza si è spostata, dal 1970 ad oggi, dai 22 ai 36 anni. “Questo ha anche conseguenze- aggiunge Mencaglia- sul tasso di rimpiazzo della nostra generazione. Noi per sostituire la nostra generazione ogni donna dovrebbe avere due figli (esattamente 2,1). In questo momento in Italia, invece, siamo a 1,3. Questo significa che nel 2050 avremo l’86% di popolazione oltre 80enne, e quindi non attiva da un punto di vista lavorativo. Conconseguenze pericolose anche sul nostro welfare.

L’ingresso degli immigrati non cambia molto la situazione: all’inizio vengono con abitudini diverse, con un tasso di gravidanza più alto, ma dopo due anni si adeguano ai nostri tassi perché riscontrano le stesse difficoltà, se non addirittura maggiori”. Una correlazione, quella con l’età, che è molto meno forte, invece, nell’uomo. “Basterebbe pensare al caso di Charlie Chaplin- spiega Mencaglia- sicuramente un 25enne è molto più fertile rispetto a un 60enne, ma non è così ingente come nella donna. Il problema quindi è molto minore nel maschio”.

de a ritardare la data del primo concepimento. Si tratta di un problema gravissimo, perché sappiamo che già a 30 anni il patrimonio follicolare di una donna è ridotto di oltre il 50%; a 35 anni rimane solo il 20%; a 40 si riduce al 5%”.

GLI ULTIMI DATI

In fatto di infertilità, non esiste un genere più colpito rispetto all’altro. Le cause più frequenti di infertilità sono divise al 50% tra il maschio e la femmina. Per quanto riguarda il primo, nella maggior parte delle volte la scarsa fertilità è una cosa congenita. Si nasce quindi con un’alterazione che porta ad una minor produzione di spermatozoi. Il 10% dell’infertilità maschile sono causate da testicolo ritenuto, vale a dire quando questo non scende dopo la nascita e rimane nell’addome. Poi ci sono una serie di concause, come stress, inquinamento e fumo, che possono essere cause dirette o secondarie.

IL PRIMO CONGRESSO NAZIONALE SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

Il 23 e il 24 febbraio, presso la Leopolda a Firenze, si terrà il 1° Congresso nazionale sulla Procreazione medicalmente assistita, organizzato da Luca Mencaglia. Tra i focus in programma, le regole italiane ed europee per la donazione di gameti e la diagnosi genetica preimpianto.

Pma Italia è la prima organizzazione di centri nazionali pubblici e privati nel campo della procreazione medicalmente assistita, nata con l’obiettivo di contribuire alla lotta contro la sterilità umana, promuovendo studi e ricerche e valorizzando il rapporto con i pazienti: è la Fondazione di Partecipazione Pma Italia, un progetto innovativo volto a trasformare lo scenario della medicina della riproduzione nel nostro Paese a beneficio sia degli operatori che dei pazienti.

Scopo principale della fondazione è divenire l’interlocutore di riferimento per tutti i Centri di Pma sia per gli aspetti tecnici che per quelli scientifici.

ITALIA PAESE DI VECCHI

Nelle donne la maggior parte dei problemi è legata all’età. Nell’80% dei casi osservati di infertilità, è l’età a rendere complicata la fertilità. Generalmente dopo i 38 anni il rischio aumenta esponenzialmente. Ultime ricerche hanno stabilito che la data della prima gravidanza si è spostata, dal 1970 ad oggi, dai 22 ai 36 anni. “Questo ha anche conseguenze- aggiunge Mencaglia- sul tasso di rimpiazzo della nostra generazione. Noi per sostituire la nostra generazione ogni donna dovrebbe avere due figli (esattamente 2,1). In questo momento in Italia, invece, siamo a 1,3. Questo significa che nel 2050 avremo l’86% di popolazione oltre 80enne, e quindi non attiva da un punto di vista lavorativo. Conconseguenze pericolose anche sul nostro welfare.

L’ingresso degli immigrati non cambia molto la situazione: all’inizio vengono con abitudini diverse, con un tasso di gravidanza più alto, ma dopo due anni si adeguano ai nostri tassi perché riscontrano le stesse difficoltà, se non addirittura maggiori”. Una correlazione, quella con l’età, che è molto meno forte, invece, nell’uomo. “Basterebbe pensare al caso di Charlie Chaplin- spiega Mencaglia- sicuramente un 25enne è molto più fertile rispetto a un 60enne, ma non è così ingente come nella donna. Il problema quindi è molto minore nel maschio”.

Agenzia di stampa Dire – 09/02/2018